Sezione: Rinascita

La sezione racconta finalmente un ‘lieto’ fine. Le fotografie in mostra, nonostante le macerie retrostanti, inquadrano uomini e donne che sorridono e mostrano la loro gioia per la ritrovata democrazia e la libertà riconquistata.

Le oppressioni della guerra e le paure sono ormai un ricordo. Il totem ripercorre le tappe politiche fondamentali di questa rinascita emozionale, le quali si concretizzarono nelle votazioni del 1946 e nel consolidarsi di orientamenti politici anti-fascisti.

Il 5 agosto 1944 l’AMG nominò un sindaco provvisorio nella persona di Enrico Baglioni, già presidente del Comitato di Liberazione Nazionale di San Miniato. La sua Giunta fu composta da alcune autorevoli figure dell’antifascismo e della Resistenza locale. Inizialmente vennero esclusi membri del Partito Comunista, probabilmente per la resistenza delle autorità alleate di fronte ad una eccessiva rappresentazione comunista entro le Giunte di Liberazione, una preoccupazione particolarmente diffusa in altri comuni rurali del pisano. In tal senso, l’individuazione di Baglioni, un socialista di orientamento laicoe moderato, sposato peraltro con una donna inglese e con un lungo passato in India, fu elemento di garanzia politica per gli Alleati, tanto da far ipotizzare che egli fosse stato scelto appositamente per contrastare l’egemonia della locale componente comunista. In ogni caso, nei mesi seguenti, la composizione della Giunta subì variazioni importanti allo scopo di uniformare la rappresentanza dei diversi partiti, compreso quello comunista, rappresentato da Fioravante Mori, ex comandante partigiano. Altri politici si avvicendarono nella Giunta di Liberazione nel 1945 e rimasero in carica sino alle lezioni amministrative del 17 marzo 1946.

Una tappa fondamentale del ritorno alla democrazia fu la possibilità di indire votazioni democratiche. La legge elettorale per la Costituente (Decreto Legislativo 10 marzo 1946) garantì un’estensione del corpo elettorale nazionale senza precedenti che passò dagli 11 milioni del 1921 a 28 milioni, includendovi tutte le donne maggiorenni. Fu problematica la stesura delle liste elettorali, dato che l’individuazione precisa della popolazione residente fu resa incerta dagli spostamenti delle persone causati dalla guerra. Furono inoltre cancellati dalle liste coloro che avevano rivestito cariche direttive nel partito fascista. A San Miniato furono cancellati per tali motivi 25 uomini e 7 donne. Le prime elezioni libere si tennero il 17 marzo 1946 per la composizione del Consiglio Comunale. La lista social-comunista si impose ottenendo il 73,8% dei voti contro il 20,1% della Democrazia Cristiana, in linea con i risultato di tutta la provincia di Pisa. Nel nuovo consiglio risultarono elette anche due donne, la comunista Velia Bini e la socialista Lina Locci. A sindaco fu eletto il socialista Aurelio Giglioli. Nel Referendum Costituzionale del 2 giugno, gli elettori sanminiatesi si espressero a grande maggioranza per la Repubblica, cui andò il 74,3% dei voti contro il 25,7% della Monarchia. Curiosamente la percentuale dei votanti fu maggiore tra le donne (51,2%) che tra gli uomini (48,8%).

Chiudono la sezione alcuni pannelli dedicati al film dei Fratelli Taviani, La notte di San Lorenzo, dedicato ai tragici eventi verificatesi nel territorio con il passaggio del fronte di guerra nel luglio 1944. Lo spirito del film è spiegato con le parole degli stessi registi:
“La pellicola La notte di San Lorenzo si basa effettivamente su un’esperienza da noi vissuta in Toscana da bambini. Eravamo entrambi nascosti nelle cantine dei cascinali insieme ad un gruppo di contadini e ci trovammo insieme agli altri nelle campagne in fuga dai fascisti e dai tedeschi cercando di raggiungere gli americani. La Notte di San Lorenzo è nata dalle testimonianze che abbiamo raccolto per mesi nelle campagne toscane. I veri protagonisti del film sono i contadini che hanno vissuto quei momenti e che sono ritornati a crearli nella loro sofferta memoria quasi fossero una Chanson de geste da tramandare di generazione in generazione” Paolo e Vittorio Taviani, Pisa 1987.

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