Faro votivo (frammento)
Tipologia: faro
Autore: Mario Caponi
Connotazione culturale:
Si tratta di uno sportello metallico relativo al cosiddetto Faro Votivo, istallato sulla Rocca di San Miniato nel 1928 in memoria dei caduti della Prima Guerra Mondiale. L’iniziativa fu promossa da un comitato cittadino composto di varie associazioni, Orfani, Madri e Vedove di Guerra, il Comitato della Cappella Votiva e la Misericordia. Per finanziare l’installazione fu promossa una Lotteria Nazionale, che, grazie al successo ottenuto, fornì il denaro necessario per il faro e per l’acquisto di un’autoambulanza e della sede della Misericordia. Il faro fu posizionato nel 1928 dove rimase fino al 23 luglio del 1944, quando la rocca fu demolita dai tedeschi in ritirata. Il Canonico Galli-Angelini, nel suo diario tenuto durante i difficili giorni del passaggio del fronte, riferisce del posizionamento delle mine in Rocca e dell’esplosione che la distrusse in questi termini:
“Giovedì 20 luglio 1944
E’ già stato fatto l’impianto elettrico per far esplodere le mine messe in Rocca. Un filo elettrico tinto di minio dalla Piazza del Seminario, per le scale della Loggetta, il prato del Duomo lungo le Sagrestie, è portato alla Torre”.
“Domenica 23 luglio 1944
Nella tarda sera i tedeschi, prima di lasciare San Miniato, compirono l’ultima distruzione di molte case e palazzi ed infine circa le ore 22,30 fecero brillare le mine poste nella rocca, che con grande fragore crollò all’istante. Prima si udì un grande scoppio seguito da un boato e da un grande bagliore, quindi una nube nera avvolse la collina. Quando essa si fu dileguata la rocca non c’era più. Così mi ha narrato uno spettatore che si trovava a Scacciapuce, verso i Cappuccini. (…)”.
La torre, ricorda Mario Caponi, sanminiatese classe 1923, nel suo diario, fu minata dall’interno. L’esplosivo fu collocato a piano terreno e fece crollare la rocca su se stessa, anche se molte macerie caddero a valle, andando a ostruire parzialmente viale 24 maggio e viale Don Manzoni, cioè la strada che da San Francesco conduce in piazza del Duomo.
Mario Caponi recatosi sul luogo della Rocca, la mattina di martedì 25 luglio 1944, riuscì a recuperare uno sportello del “Faro”. Nei giorni successivi, “per non impazzire” (secondo le sue stesse parole), dipinse con pittura ad olio il frammento metallico che raccolse quel giorno. Il filo in plastica di color arancio, attaccato allo sportello, è un frammento di quel “filo tinto di minio” di cui parla il Canonico Galli-Angelini.
Datazione: 1928-1944 (1928-1944)
Materia e tecnica: ferro dipinto con colori ad olio
Dimensioni: cm. 28 18
Soggetto: faro, Rocca di San Miniato, seconda guerra mondiale, esercito tedesco
Sportello metallico di faro dotato di sei fori passanti sulla ghiera esterna. Sulla superficie esterna della placca è dipinta ad olio la Rocca di San Miniato prima della distruzione. Nel dipinto è visibile anche il cosiddetto Faro Votivo. Unito allo sportello, un pezzo di cavo elettrico color minio. Sul bordo della ghiera la seguente iscrizione manoscritta:
“La Rocca di San Miniato, costruita da Ottone I nel 968 e distrutta dai tedeschi in ritirata, la data del 23 luglio 1944. Questa lamiera apparteneva al faro votivo che i sanminiatesi avevano eretto sulla torre stessa in memoria dei caduti nella vittoriosa guerra del 1915-18”. Sull’interno della placca è incollato un foglio riportante il seguente testo:
Io Mario Caponi di Armando, sanminiatese, nato il 19-2-1923, ho raccolto queste lamiere fra le macerie della Rocca poche ore dopo la sua distruzione e l’ho dipinta [sic] nei giorni immediatamente successivi (luglio 1944) in San Miniato, nelle cantine di Palazzo Roffia. Con le lamiere ho raccolto pure, e qui ho unito, un pezzo del cavo tedesco che fece brillare le mine. Mario Caponi.
Numero inventario: MM 53
Bibliografia:
- Fiumalbi, Francesco, Il Faro della Rocca in Smartarc - San Miniato_Arte_e_Architettura_Smartarc, San Miniato 2010 (Contributo in rivista)
