Una lunga decadenza

Con la conquista fiorentina del castello sanminiatese, avvenuta non senza fiera resistenza nel 1369, venne installato un vicario fiorentino nella stessa rocca che fino a centocinquanta anni prima era stata considerata baluardo del potere imperiale sulla Tuscia.

Dalla fine del XV secolo inizia il lento processo di degrado che investì le fortificazioni della città. L’ultimo restauro fu infatti ordinato da Firenze nel 1452 a causa dell’arrivo dell’esercito del Re di Napoli, Ferdinando d’Aragona, che era giunto nel cuore della Toscana e minacciava il territorio fiorentino. Grazie a questo rafforzamento il castello di San Miniato potè resistere alcuni giorni anche al duplice assedio delle truppe spagnole di Carlo V, nel 1529 e nel 1530. Questi sono gli ultimi eventi bellici che coinvolsero l’intera struttura del cassero. La sua importanza militare e strategica svanì infatti col rafforzarsi dello Stato fiorentino dei Medici in seguito all’istituzione del Ducato e, dal 1569, del Granducato mediceo. Nell’ultimo ventennio del Cinquecento le sue mura versavano in così grande stato di degrado che Michele Grifoni e altri signori di San Miniato avevano iniziato ad asportare mattoni dalle muraglie per costruire i loro palazzi in città. Questa pratica era così diffusa che nel 1570 fu inviata da Firenze una lettera al vicario di San Miniato intimandolo di fermare la distruzione, autorizzando il prelievo unicamente dei materiali già rovinati a terra. Alla fine del secolo, monsignore Michele Mercati, archiatra pontificio e responsabile degli Orti Botanici Vaticani, comprò l’intero complesso della rocca installandovi la propria residenza utilizzando le strutture della chiesetta di San Michele, da lui fatta sconsacrare. Questo passaggio di proprietà preservò ciò che rimaneva del cassero fino agli inizi ‘700. Nel 1718 infatti, con il consenso degli eredi Mercati, l’intera struttura del cassero, ad eccezione delle torri di Federico II, delle Cornacchie e della Torre Matilde, già inglobata nelle strutture del Duomo, venne smantellata per il reimpiego dei materiali nella costruzione del Santuario del Santissimo Crocifisso. Nel 1846 si iniziò a spianare l’irregolare superficie di terreno antistante la Cattedrale in modo da ottenere una visuale migliore degli edifici su quello che fino ad allora era chiamato Prato del Duomo, essendo un vero e proprio terreno erboso, accidentato e poco agevole. In questa occasione fu demolita anche la Torre delle Cornacchie; al suo posto fu costruita la scalinata monumentale che dalla piazza del Duomo conduce all’altura del cosiddetto Prato della Rocca.

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