Il 22 luglio 1944

Con l’arrivo del fronte in Toscana alla fine del giugno 1944 e l’inizio dell’offensiva americana, partita ai primi di luglio da Volterra, San Miniato e il suo territorio diventano avamposto strategico a ridosso del corso dell’Arno, l’ultima linea difensiva tedesca prima dell’Appennino.

Per “ripulire” l’area immediatamente a nord, i tedeschi lanciano operazioni di rastrellamento e bonifica che nella sola provincia di Pisa provocano tra luglio e agosto 1944 la morte di circa 200 civili. Anche a San Miniato i tedeschi mostrano ostilità verso la popolazione, operando rastrellamenti e scontrandosi con le locali formazioni partigiane. La mattina del 22 luglio, mentre la città è bersagliata dall’artiglieria incrociata di alleati e tedeschi, questi ultimi minano buona parte degli edifici, tra cui la torre federiciana, e concentrano un migliaio di persone nella Chiesa di San Domenico e nella Cattedrale. In quest’ultima, un’esplosione uccide 55 vittime innocenti. Il giorno successivo le ultime truppe tedesche abbandonano la città. La mattina del 24 gli Alleati fanno il loro ingresso nel capoluogo.

Dal diario del canonico Francesco Maria Galli Angelini: “Giovedì 20 luglio 1944. E’ già stato fatto l’impianto elettrico per far esplodere le mine messe in Rocca. Un filo elettrico tinto di minio dalla Piazza del Seminario, per le scale della Loggetta, il prato del Duomo lungo le Sagrestie, è portato alla Torre”.

“Domenica 23 luglio 1944. Nella tarda sera i tedeschi, prima di lasciare San Miniato, compirono l’ultima distruzione di molte case e palazzi ed infine circa le ore 22,30 fecero brillare le mine poste nella rocca, che con grande fragore crollò all’istante. Prima si udì un grande scoppio seguito da un boato e da un grande bagliore, quindi una nube nera avvolse la collina. Quando essa si fu dileguata la rocca non c’era più. Così mi ha narrato uno spettatore che si trovava a Scacciapuce, verso i Cappuccini. […]”

Mario Caponi, sanminiatese classe 1923, ricorda nel suo diario che la torre fu minata dall’interno. L’esplosivo fu collocato a piano terreno e fece crollare l’edificio su se stesso, anche se molte macerie caddero a valle, andando a ostruire parzialmente viale 24 maggio e viale Don Minzoni, cioè la strada che da San Francesco conduce in piazza del Duomo.

La mattina di martedì 25 luglio 1944, Mario Caponi salì in rocca per vedere cosa fosse rimasto dell’antica costruzione. Il “Prato della Rocca” era disseminato di macerie e, fra queste, riuscì a recuperare uno sportello del “Faro”. Nei giorni successivi, Mario Caponi, come dice lui stesso “per non impazzire”, dipinse con tempera ad olio il frammento metallico che raccolse quel giorno e che gelosamente custodì fino alla sua donazione al Mume – Museo della Memoria di san Miniato, dove attualmente è esposto.

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