Museo didattico sulla Civiltà della Scrittura, copie delle opere

Orari di apertura

Da Aprile a Maggio
Dal lunedì al venerdì
Orario 9:00-13:00
Su prenotazione

Indirizzo

Via Edmondo De Amicis, n.36
56028 San Miniato, Pisa

Copie delle opere

Tipologia: anforetta

Autore: Stefano Sarri

Datazione: sec. XXI (2000-2000)

Materia e tecnica: calco in gesso

Dimensioni: alt. cm. 17; diametro bocca cm. 8; diametro piede cm. 5

Museo: Museo didattico sulla Civiltà della Scrittura

Sede: Museo Didattico della Scrittura

Ubicazione: Vetrine Copie

Connotazione culturale:

Calco di un’anforetta di bucchero rinvenuta nella camera di fondo del tumulo di Monte Acuto presso Veio che all’epoca dello scavo (1880-1881) faceva parte della tenuta di proprietà del principe Chigi. Il vaso è databile all’ultimo quarto del VII secolo a.C.
Sull’anforetta sono incisi almeno tre alfabetari. L’alfabetario 1, completo di 26 lettere, presenta l’inversione tra e e v mentre la lettera k, in un primo tempo dimenticata, è scritta su una sottostante l; l’alfabetario 2, che mostra gli stessi caratteri grafici del precedente, presenta la lettera q inserita tra s e r in un secondo momento. Non vi sono accettabili spiegazioni per la serie di lettere che precedono e seguono le sequenze alfabetiche. L’iscrizione che segue gli alfabetari “mi atianaia achapri alice venelusi” è un’iscrizione di possesso = io (sono) di Atianai; Achapri mi ha donato a Venel.
Segue la firma dell’incisore: “velthur zinace” = (mi) ha scitto Velthur
M. Pandolfini, A.L. Posdocimi, Alfabetari e insegnamento della scrittura in Etruria e nell’Italia antica, Firenze, Biblioteca di Studi Etruschi, 1990

Tipologia: vasetto di bucchero

Autore: Stefano Sarri

Datazione: sec. XXI (2000-2000)

Materia e tecnica: calco in gesso

Dimensioni: alt. cm. 16,5; diametro bocca cm. 1,6; diametro base cm. 5,2

Museo: Museo didattico sulla Civiltà della Scrittura

Sede: Museo Didattico della Scrittura

Ubicazione: Vetrine Copie

Connotazione culturale:

Calco del cosiddetto calamaio di Cerveteri, conservato ai Musei Vaticani. Rinvenuto a Cerveteri nel 1836, l’oggetto, essendo un unicum dal punto di vista della forma, si data alla fine del VII sec. a.C. sulla base delle caratteristiche dell’iscrizione. L’alfabetario ed il sillabario incisi sul vasetto rappresentano un esempio di grande interesse del passaggio fra prima e seconda generazione di alfabetari. L’alfabeto sul listello di base presenta tutte le lettere (tranne il q, dimenticato dall’incisore) dell’alfabeto di tipo euboico, mentre nel sillabario sono presenti tutte le consonanti usate nelle lingua parlata etrusca associate alle vocali a,e,i,u, nel quale dunque mancano le “lettere morte” (b,d, e la vocale o). Ovvero da una parte abbiamo l’alfabeto modello puramente teorico e dall’altro un sillabario pratico con la serie ristretta dei segni realmente utilizzati. Si ritiene che le numerose omissioni presenti (mancano le sequenze sillabiche con il kappa, il lambda, il phi) siano da imputare alla scarsa dimestichezza con la scrittura dell’incisore -vasaio: probabilmente si trattava di un analfabeta che copiava, più o meno correttamente, un testo precedentemente predisposto.
M. Pandolfini, A.L. Posdocimi, Alfabetari e insegnamento della scrittura in Etruria e nell’Italia antica, Firenze, Biblioteca di Studi Etruschi, 1990

Tipologia: vaso canopo

Autore: Paolo Pecchioli e Ilaria Carotti

Datazione: sec. XXI (2000-2000)

Materia e tecnica: calco in gesso

Dimensioni: altezza, cm. 30

Museo: Museo didattico sulla Civiltà della Scrittura

Sede: Museo Didattico della Scrittura

Ubicazione: Vetrine Copie

Connotazione culturale:

Calco di vaso canopo in alabastro della defunta Takharet, databile all’Epoca Tarda (XXVI-XXXI dinastia, 672 – 332 a.C.). I canopi erano dei particolari vasi con coperchio che venivano usati per conservare le parti molli del defunto, asportate dal corpo durante il processo di mummificazione. I canopi erano di regola quattro per defunto, con i coperchi che raffiguravano i quattro figli del dio Horo, ciascuno preposto alla protezione di una parte del corpo umano: Amset, con testa umana, proteggeva il fegato; Hapi, con testa di babbuino, proteggeva i polmoni; Duamutef, con testa di sciacallo, era preposto allo stomaco; Kebehsenuf, con testa di falco, era preposto agli intestini.
Bibliografia relativa all’originale: A. Pellegrini, I canopi del Museo Archeologico di Firenze, in Giornale della Società Asiatica Italiana, XI, 1898, p. 80, n. 12.

Tipologia: conduttura in piombo

Autore: Paolo Pecchioli e Ilaria Carotti

Datazione: sec. XXI (2000-2000)

Materia e tecnica: calco in gesso

Dimensioni: lung. cm 89; diametro cm. 9/6,9

Museo: Museo didattico sulla Civiltà della Scrittura

Sede: Museo Didattico della Scrittura

Ubicazione: Vetrine Copie

Connotazione culturale:

Calco di una conduttura in piombo di età traianea. La villa della Madonna delle Grazie a Talamone, era dotata di un annesso a valle, probabilmente per uso portuale. Qui fu trovata nei lavori di bonifica del 1915 una conduttura (fistula) in piombo, con iscrizione che segnala l’officina in cui fu realizzata: quella imperiale, di Traiano, curata dal liberto Hebrus; lo schiavo Tuendus fu il realizzatore dell’opera. L’attività del procurator Hebrus è attestata anche da altre fistulae, di norma ritrovate in proprietà imperiali (Civitavecchia, Subiaco) e dunque è assai probabile che anche la grandiosa villa di Talamone fosse di proprietà imperiale.
Bibliografia relativa all’originale: T. Campanile, “Talamone (frazione del Comune di Orbetello). Rinvenimenti archeologici in località Le Tombe e Santa Francesca”, in “Notizie degli Scavi”, 1919, pp. 261 ss.

Tipologia: cono di fondazione

Autore: Paolo Pecchioli e Ilaria Carotti

Datazione: sec. XXI (2000-2000)

Materia e tecnica: calco in gesso

Dimensioni: cm. 21 x 6,8

Museo: Museo didattico sulla Civiltà della Scrittura

Sede: Museo Didattico della Scrittura

Ubicazione: Vetrine Copie

Connotazione culturale:

Calco di un cono di fondazione con iscrizione in scrittura cuneiforme sumerica, databile tra il 2404 e il 2375 a.C. I coni venivano inseriti nelle fondamenta degli edifici con valore sacrale, augurale e commemorativo. L’iscrizione è nota da un gran numero di esemplari e commemora la costruzione del tempio di Emuš da parte di Entemena (quinto re della prima dinastia di Lagash); l’iscrizione riporta anche la più antica menzione conosciuta di un trattato di pace internazionale. Il nome di Entemena è legato ad una fase del secolare conflitto che Lagash sostenne contro la città di Umma; lo scontro, inizialmente legato al controllo ed allo sfruttamento di un fertile territorio chiamato gu-edinna, sito presso la città santa di Girsu, che faceva parte del territorio sotto il controllo di Lagash, in seguito divenne un vero e proprio conflitto regionale con il coinvolgimento di varie potenti città come Uruk e Mari, oltre alla già citata Kish.
Bibliografia relativa alle altre copie delle iscrizioni presenti su altrettanti coni di fondazione:
H. Steible, H. Behrens, Die altsumerischen Bau – und Weinschriften. Teil I Inschriften aus Lagash, Stuttgard 1982, pp. 260-264; J.S. Cooper, Presargonic inscriptions, New haven 1986, p. 58, La 5.3; G. Pettinato, I sumeri, Milano 1991, p. 228

Tipologia: epigrafe

Autore: Stefano Sarri

Datazione: sec. XXI (2000-2000)

Materia e tecnica: calco in gesso

Dimensioni: cm. 62 x 53 (primo frammento); cm. 39 x 31 (secondo frammento)

Museo: Museo didattico sulla Civiltà della Scrittura

Sede: Museo Didattico della Scrittura

Ubicazione: Vetrine Copie

Connotazione culturale:

Calco di un’epigrafe di dedica. Dedica alla Dea Bona da parte di due esponenti della famiglia dei Venulei. Venuleio Montano, il padre, fu console sotto Nerone, in anno incerto, dopo essere stato proconsole di Ponto e di Bitinia intorno al 63 d.C. Grazie ad una serie di iscrizioni da Roma è meglio nota l’attività del figlio, Lucio Venuleio Montano Aproniano, console nel 92 d.C., sotto Domiziano, e membro della confraternita dei Fratelli Arvali, i cui atti lo rammentano con frequenza. La ricomposizione dei frammenti sembra indicare che il verbo dedicavit è pertinente – in una distribuzione simmetrica delle lettere – alla sola donna, dunque Laetilia L. f. Celerina; si direbbe quindi che i due Venulei sostengono le spese dell’impresa monumentale per la dea e affidano l’atto cultuale specifico della dedica ad una donna, come è naturale attendersi per un culto femminile. Il frammento più grande proviene da Corniano, in Valdegola, dove serviva, fino al settecento ed insieme ad un’altra lastra epigrafica, da mensa d’altare. Nel Settecento il vescovo di San Miniato lo fece spostare nella curia vescovile, dove tuttoggi si trova. Recentemente un secondo più piccolo frammento, infisso nella facciata della chiesa di Corazzano, è stato ricondotto alla medesima epigrafe. Il calco del Museo della scrittura ricostruisce per la prima volta l’insieme separato per secoli.
Bibliografia relativa agli originali: CIL (Corpus Iscriptionum Latinarum), XI, 1734; G. Ciampoltrini, Un nuovo frammento di CIL XI, 1735. CIL XI, 1734 e 1735 ritrovate, in Epigraphica, 42, 1980, pp. 160 ss.; G. Ciampoltrini, Gli ozi dei Venulei. Considerazioni sulle Terme di Massaciuccoli, in Prospettiva, 73-74, 1995, pp. 119 ss.;

Tipologia: diploma militare

Autore: Paolo Pecchioli e Ilaria Carotti

Datazione: sec. XXI (2000-2000)

Materia e tecnica: calco in gesso rivestito di cera

Dimensioni: cm. 16,8 x 13,7

Museo: Museo didattico sulla Civiltà della Scrittura

Sede: Museo Didattico della Scrittura

Ubicazione: Vetrine Copie

Connotazione culturale:

L’oggetto è un calco in gesso di un diploma militare in bronzo inciso conservato al Museo Archeologico di Firenze (Inv. 1918). Ancora nel I sec. d.C., per le masse delle province dell’Impero, escluse dai diritti di cittadinanza, il servizio militare nelle truppe ausiliarie è un’occasione per conseguire, dopo almeno venticinque anni di milizia, il diritto di cittadinanza. La concessione della cittadinanza, con i diritti connessi, viene ratificata da un decreto inciso sul bronzo e affisso a Roma; un estratto viene rilasciato al beneficato, inciso su due tavole di bronzo legate e ripiegate (quindi “diploma”, da cui anche il nostro concetto di diploma).
Bibliografia relativa all’originale: CIL (Corpus Iscritionum Latinarum), XVI, 7.

Tipologia: papiro con scrittura geroglifica

Autore: Paolo Pecchioli e Ilaria Carotti

Datazione: sec. XXI (2000-2000)

Materia e tecnica: papiro con inchiostro nero e rosso

Dimensioni: altezza cm. 17; larghezza cm. 5,8

Museo: Museo didattico sulla Civiltà della Scrittura

Sede: Museo Didattico della Scrittura

Ubicazione: Vetrine Copie

Connotazione culturale:

Copia di un frammento di papiro iscritto in geroglifico, databile al Nuovo Regno. XIC dinastia (XIII sec. a.C.). Il frammento faceva parte di un testo funerario. Nel frammento si riconoscono chiaramente le nervature dei listelli di fusto della pianta acquatica del papiro che venivano distesi paralleli uno accanto all’altro; dopo un primo strato ne veniva disteso un secondo trasversalmente e il tutto era quindi pressato e lasciato asciugare. Il risultato, grazie alle sostanze collanti dell’acqua del Nilo, era un foglio leggero e flessibile di colore bianco verdastro.
Il frammento originale è ancora inedito.

Tipologia: rilievo parietale

Autore: Paolo Pecchioli e Ilaria Carotti

Datazione: sec. XXI (2000-2000)

Materia e tecnica: calco in gesso

Dimensioni: altezza cm. 49,5; larghezza cm. 19,5

Museo: Museo didattico sulla Civiltà della Scrittura

Sede: Museo Didattico della Scrittura

Ubicazione: Vetrine Copie

Connotazione culturale:

Calco in gesso di un frammento di un rilievo parietale egizio in calcare databile al Nuovo Regno, XIX dinastia (XIII sec. a.C.). Il rilievo è stato tagliato dalla parete di una tomba che rimane, purtroppo, sconosciuta; nell’iscrizione infatti non compare il nome del defunto titolare della sepoltura. Il reperto è giunto a Firenze a seguito della spedizione egittologica Franco-Toscana degli anni 1828-1829.
Bibliografia relativa all’originale: E. Schiaparelli, Museo Archeologico di Firenze – Antichità egizie, Roma 1887, p. 345, n. 1610.

Tipologia: iscrizione su lamina d'oro

Autore: Sarri, Stefano

Datazione: sec. XXI (2000-2000)

Materia e tecnica: pelle incisa e dorata montata su supporto rigido

Dimensioni: ciascuna lamina cm. 19 x 9

Museo: Museo didattico sulla Civiltà della Scrittura

Sede: Museo Didattico della Scrittura

Ubicazione: Vetrine Copie

Connotazione culturale:

Copie delle lamine di Pyrgi.
Ritrovate sepolte nell’area del santuario extraurbano di Pyrgi (Santa Severa), antico porto di Caere (Cerveteri), le tre lamine d’oro erano in origine affisse sullo stipite della porta del tempio B risalente al 510 a.C.; le lamine hanno restituito altrettante iscrizioni, due in etrusco e la terza che ne costituisce la sintesi in lingua fenicia.
Il testo ricorda la dedica del tempio B alla dea etrusca Uni, Astarte nell’iscrizione fenicia, da parte di Thefarie Velianas “re su Caere”, ovvero tiranno della città.
Le informazioni fornite dal testo aprono uno spaccato sui rapporti intercorsi tra gli Etruschi e i Cartaginesi, per l’appunto di origine fenicia, nella comune lotta contro i Greci per il dominio del Mediterraneo, basti pensare alla celebre battaglia del mare Sardo (545-540 a. C. ca.) descritta da Erodoto nella quale, di fronte alla città di Alalia in Corsica, Etruschi (in particolare Ceriti) e Cartaginesi alleati si erano contrapposti ai Focesi, fuggiti in seguito alla conquista persiana della città di Focea nella Ionia, attuale Turchia.
Bibliografia relativa alle lamine:
Iscrizioni etrusche: Corpus Inscriptionum Etruscarum, II, 1, 4, Roma 1970, nn. 6314-6315; Iscrizione fenicia: H. Donner – W. Röllig, Kanaanäische und aramäische Inschriften, I-III, Wiesbaden 1962-64 (1. Auf.); 1971-1976 (3. Auf.); 2003 (5. erweiterte und überarbeitete Auflage, Bd. 1), n. 277.

G. Colonna, “A proposito del primo trattato romano-cartaginese (e della donazione pyrgese ad Astarte)”, in M. Della Fina (a cura di), La grande Roma dei Tarquini, Atti del XVII Convegno internazionale di studi sulla storia e l’archeologia dell’Etruria (Orvieto, 18-20 dicembre 2009), Annali della Fondazione per il Museo Claudio Faina, XVII, Roma 2010, pp. 276-283; G. Colonna, “Il santuario di Pyrgi dalle origini mitistoriche agli altorilievi frontonali dei Sette e di Leucotea”, in Scienze dell’antichità, 10, 2000, pp. 251-336, ora in Italia Ante Romanum Imperium. Scritti di antichità etrusche, italiche e romane (1999-2013), VI, pp. 735-813, in part. pp. 775-779; M. P. Baglione, “Pyrgi, un santuario nel cuore del Mediterraneo”, in Gli Etruschi e il Mediterraneo. La città di Cerveteri, Catalogo della Mostra (Lens, musée du Louvre-Lens, 5 Dicembre 2013-10 marzo 2014; Roma, Palazzo delle Esposizioni, 15 Aprile-20 Luglio 2014), Roma 2014, p. 206; scheda n. 240 a p. 208; M. P. Baglione – L. M. Michetti (a cura di), Le lamine d’oro a cinquant’anni dalla scoperta. Dati archeologici su Pyrgi nell’epoca di Thefarie Velianas e rapporti con altre realtà del Mediterraneo [Scienze dell’antichità 21.2, 2015]; V. Bellelli – P. Xella (a cura di), Le lamine di Pyrgi. Nuovi studi sulle iscrizioni in etrusco e in fenicio nel cinquantenario della scoperta [SEL 32-33, 2015-2016], Verona 2016.

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